Il posizionamento che ti salva la faccia

Pubblicato da il martedì 8 giu 2010 in Blog, Posizionamento | 1 commento

Il posizionamento che ti salva la faccia

Basta avviare la ricerca per “oil spill” sulla versione statunitense di google per accorgersi immediatamente di un fatto curioso: i primi due risultati sponsorizzati reindirizzano direttamente al sito web del colosso petrolifero. Il titolo recita “Learn more about how BP is helping” ed è in bella evidenza sopra i risultati organici.

Un portavoce della compagnia ha confermato al network televisivo ABC che in effetti sono stati acquistate delle parole chiave per rendere l’informazione più accessibile al pubblico.

Da ABC News ecco le parole di Tody Odone, portavoce BP: ”Abbiamo acquistato alcune parole chiave su vari motori di ricerca tra cui Google per far si che le persone possano conoscere quali sono i nostri sforzi nel Golfo, quali sono le modalità per avviare le pratiche di risarcimento e come possano segnalare le spiagge inquinate e proporsi come volontari”.

Molti esperti di web marketing criticano però le intenzioni di BP, affermando che controllare quello che la gente trova quando si cercano informazioni sul disastro del Golfo, è solo un altro modo per la compagnia di tentare di risollevare la propria opinione pubblica ormai in declino.

Secondo Kevin Ryan, CEO del Motivity Marketing californiano, alcune ricerche  mostrano che la maggior parte delle persone non è in grado di distinguere un link sponsorizzato (come quelli BP) e uno che realmente proviene da una fonte di informazione.

“Se lo vedi dal punto di vista della BP, è una mossa brillante”, dice Ryan, “l’alternativa era non fare nulla e lasciare che l’informazione facesse il suo corso. Ma nei loro confronti c’è una campagna di informazione talmente negativa che dirigere del traffico verso il loro stesso sito è una grande strategia”.

Le parole correlate al disastro, da “oil spill” a “gulf disaster” o “BP” sono rimaste ai primi posti delle ricerche fin dai primi momenti dell’incidente, ad aprile.

“Se non avessero comprato quei link che riportano ai loro comunicati, sarebbe stato come lasciare che tutto il resto dell’universo decidesse da solo”, continua Ryan. “E’ una strategia estremamente efficace”.

Con Google, i risultati a pagamento sono assegnati a chi offre di più.

Scott Slatin, un analista della società di marketing Rivington con sede a New York, stima che la compagnia stia pagando fino a 10.000 dollari al giorno per sostenere questa campagna sulle varie parole chiave.

“Stanno pagando per agganciarsi saldamente alle prime posizioni per tutte le parole chiave correlate al disastro, semplicemente allo scopo di inserire un messaggio positivo prima di tutte le altre notizie”, dice Slatin.

Ma per la BP, che qualcuno ha stimato che spenderà miliardi per le operazioni di pulitura legate al disastro, pagare per queste parole chiave è assai importante.

“Nello schema generale del controllo dei danni in una situazione drammatica come questa, i costi delle parole chiave sono del tutto irrisori”, continua Ryan.

Inoltre, Ryan fa notare che nessun altra compagnia coinvolta in una simile drammatica situazione per la propria immagine è mai ricorsa a tale stratagemma.

In aggiunta all’acquisto delle parole chiave, la BP ha anche prodotto uno spot televisivo sui maggiori network statunitensi. Nello spot pubblicitario appare il proprio CEO Tony Hayward che fissa la telecamera e chiede scusa per il disastro: “BP ha la piena responsabilità delle operazioni di pulitura nel Golfo”.

Il governatore della Louisiana Bobby Jindal ha criticato la BP per essersi concentrata sulla propria immagine, “Invece di spendere 50 miliardi di dollari per una campagna pubblicitaria che promette una soluzione alla marea nera, la BP avrebbe dovuto concentrarsi sul reperimento di una vera soluzione e spendere i 50 miliardi per sostenere la nostra gente e le nostre imprese che stanno soffrendo a causa di questo disastro”.

Ma la campagna stampa della BP non sembra rallentare. Hanno infatti chiesto aiuto al Brunswick Group, agenzia altamente specializzata nel settore, e a Purple Strategies, dirette entrambe da consulenti politici di esperienza.

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